Intervista al direttore generale della Migrantes, Gian Carlo Perego

“Il giovane italiano che oggi si reca all’estero deve trovare nell’associazionismo un punto di riferimento e accompagnamento. Aspetti che sappiamo essere importanti anche per gli immigrati che giungono in Italia. Senza accompagnamento c’è sfruttamento e solitudine e l’incapacità a tutelare la dignità delle persone”

ROMA – Mentre il mondo della politica italiana, superato l’appuntamento delle elezioni europee, torna a concentrasi sulle riforme costituzionali e sulle problematiche economiche del Paese, la vasta galassia della rappresentanza e dell’associazionismo italiano nel mondo si avvia ad affrontare nuove sfide dettate sia dalla netta ripresa dei flussi migratori dei giovani connazionali verso l’estero, sia da importanti appuntamenti elettorali, rinnovo Comites e Cgie, e di confronto, come ad esempio gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo, previsti a Firenze per il prossimo mede di ottobre.

Un evento, quest’ultimo, su cui sapremo qualcosa di più dopo il seminario, in programma alla Camera dei Deputati il 17 giugno prossimo, dal titolo “L’italiano come risorsa per il Sistema Italia – idee e sinergie per il futuro”. Per avere un valutazione d’insieme su queste tematiche abbiamo rivolto alcuni quesiti, al margine della presentazione del Dizionario enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo, al direttore generale della Fondazione Migrantes, mons. Giancarlo Perego.

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Lei ha assistito alla presentazione del il Dizionario enciclopedico delle Migrazioni Italiane nel Mondo. Cosa ci può dire su questa variegata opera che ha richiesto lunghi anni di preparazione e lavoro?

Questa opera non è solo un dizionario, ma è una summa dell’esperienza degli italiani nel mondo fatta di immagini, ma soprattutto di protagonisti e di voci che cercano di dare, anche con semplicità di linguaggio, l’idea di cosa ha significato in passato e di cosa significa oggi l’emigrazione italiana.

Anche a causa della difficile congiuntura economica negli ultimi anni l’emigrazione giovanile italiana ha ripreso nuovo slancio e vigore. Un flusso sempre più importante, formato da giovani altamente qualificati ma anche da se semplici disoccupati, che rappresenta una nuova sfida per l’associazionismo d’emigrazione. Quali sono le sue valutazioni in proposito?

Certamente la disoccupazione giovanile in Italia, che oggi è al 41% e al Sud arriva al 54%, fa di questi anni una nuova stagione dell’emigrazione italiana. Forse non ce ne accorgiamo ancora in maniera profonda, ma è così, anche perché il saldo dei connazionali che partono risulta superiore agli arrivi degli immigrati, cosa che non avveniva dagli anni 70’. E’ un’emigrazione dall’Italia, quella giovanile di oggi, che è per metà composta certamente da laureati e diplomati, ma che , per il rimanente 50%, è formata ancora da persone che hanno una terza media e che non trovando lavoro nel nostro paese lo cercano all’estero. Si tratta di 100.000 giovani in questi ultimi 5 anni che rappresentano un importante patrimonio per l’Italia, una realtà da non sottovalutare in ordine alla continuazione delle relazioni da tenere. Da qui allora l’importanza dell’associazionismo a cui è dedicata un’appendice del Dizionario presentato oggi. L’associazionismo deve diventare un luogo per i giovani e non soltanto un luogo di ricordi. Uno spazio dove il giovane italiano all’estero possa trovare un primo riferimento, un primo accompagnamento, ovvero gli stessi aspetti che sappiamo essere importanti per gli immigrati che giungono in Italia. Senza accompagnamento c’è sfruttamento e solitudine, c’è anche incapacità di gestire e tutelare la dignità delle persone.

Usando un termine ciclistico si può dire che la ‘volata’ per le elezioni dei Comites e del Cgie sia ormai partita. Infatti entro la fine di quest’anno o al massimo nei primi mesi del 2015 il rinnovo degli organi di rappresentanza dei nostri connazionali all’estero dovrebbe avere luogo attraverso il nuovo strumento del voto elettronico. Cosa ne pensa di questo importante appuntamento?

Io credo che il Cgie sia ancora uno strumento importante. Rappresentanza significa connettere l’Italia con il mondo degli italiani all’estero, significa non considerarli altro rispetto alla nostra storia e alla nostra vita quotidiana economica, sociale e politica. Significa anche saper valorizzare questo grande patrimonio presente all’estero come risorsa di sviluppo per quanto riguarda il nostro Paese. Quindi mi auguro che quanto prima si “metta in cantiere” il rinnovo degli organi di rappresentanza degli italiani all’estero, facendo in modo che i nuovi strumenti del voto elettronico possano raggiungere più persone possibili. Sarebbe inoltre auspicabile non limitare la platea dei potenziali elettori ai soli italiani iscritti all’AIRE, per raggiungere anche i giovani che per varie motivazioni si trovano all’estero, come ad esempio gli studenti.

A ottobre di quest’anno si terranno a Firenze gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo. Un incontro molto atteso e di forte interesse per gli italiani all’estero. Quali sono le sue considerazioni su questo tema? 

Certamente nella difficile situazione di crisi del nostro paese considerare gli italiani all’estero come una risorsa per lo sviluppo, significa anche fare in modo che vi siano occasioni e incontri come gli Stati Generali della Lingua Italiana nel Mondo, attraverso i quali ci si renda conto di quali percorsi e quali strade si possono portare avanti per connettere questi due mondi. Bisognerebbe riuscire a far crescere un unico Paese composto da due “polmoni”, quello dei connazionali all’estero e quello di coloro che vivono in Italia. Se ieri le rimesse degli italiani all’estero sono state la grande risorsa che hanno permesso all’Italia di superare le distruzione della seconda guerra mondiale e di conseguire il grande boom economico, forse oggi la risorsa, anche intellettuale, la capacità e la professionalità degli italiani all’estero possono diventare una grande occasione per lo sviluppo del nostro paese e per uscire da questa situazione di crisi economica.

(Goffredo Morgia – Inform/Eminews, 16.6.2014)

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