Stati Generali: intervista al v.presidente dell’Ist. Santi, Rino Giuliani

Con la riunione della settimana scorsa a Roma presso la Domus Mariae le associazioni che hanno promosso l’organizzazione degli Stati Generali degli italiani nel mondo mostrano di voler accelerare i tempi . Da cosa nasce questa idea e quali sono gli obiettivi?
La decisione di indire gli stati generali dell’associazionismo degli italiani nel mondo nasce alla fine di un processo che si è sviluppato in modo autonomo ed all’interno del mondo associativo. Il processo è stato lungo e si è intersecato con altre esigenze di rinnovamento restate irrisolte riguardanti diverse componenti dell’articolata realtà degli italiani nel mondo.

E’ stata una crisi di identità che ha toccato tutti nel momento in cui è venuta meno, anche fra di noi, la condivisione dei principi fondanti largamente condivisi nella ultima Conferenza mondiale degli italiani all’estero. Sbagliando si è fatto prevalere il principio “ognuno per sè e Dio per tutti”.  Noi vogliamo ridiscutere le ragioni che intendiamo mettere alla base dell’unitarietà nell’azione, mirando ad un protagonismo dell’Italia che è fuori dai confini nazionali.
Intendiamo farlo sia dalla madrepatria che dai paesi in cui vivono ed operano le nostre comunità, agendo sul terreno specifico e peculiare delle associazioni che sono plurali nei fini ma che hanno anche un loro ampio comun denominatore.
Nel passato, negli anni ‘90 e successivamente si è voluto identificare l’associazionismo nazionale con il passato, come un intralcio alla strategia politica di non poche Regioni che si proponevano di rinnovare le associazioni favorendone la trasformazione in “ambasciatori” delle eccellenze delle rispettive Regioni di riferimento.
Il tempo è passato ed anche nelle regioni si è aperto una riflessione autocritica e critica su tale idea di trasformazione dagli esiti non pervenuti. Il tempo galantuomo ha fatto emergere l’astrattezza di una così limitata e generica mission come anche, in taluni casi, quell’eccessiva esasperazione del profilo tutto locale delle associazioni che ha comportato rischi d localismo e di frammentazione del tessuto associativo.
Auspichiamo ma anche rivendichiamo per tutte le associazioni, accanto alle legittime e naturali specifiche identità, un loro unitario ruolo nazionale perché quello di cui oggi c’è bisogno verso e nelle comunità italiane è di un ruolo nazionale delle associazioni.
Va recuperata una logica d’assieme che, per responsabilità di tutti, è mancata: per l’indifferenza e talora l’ostilità dei governi degli ultimi decenni, per la segmentazione in rivoli di relazioni della relazione che si deve avere fra l’associazionismo all’estero e la madrepatria, per l’attardarsi di molte associazioni in attività ed i rapporti che hanno fatto il loro tempo e che sono asincroni rispetto ai grandi cambiamenti avvenuti. Ognuno di noi deve sentirsi responsabile dell’immobilismo nel quale ci troviamo sul tema degli italiani nel mondo.

Tagli alla spesa da parte del Mae e da parte delle Regioni, consolati e Istituto di cultura chiusi, mancato rinnovo dei Comites ed assenza di una revisione del CGIE, passi indietro su lingua e cultura, attacchi all’esistenza della Circoscrizione Estero, nella crisi globale più grave di ogni tempo, mostrano un’Italia che si rinchiude in se stessa e che è priva di una strategia rivolta ai migranti. Le associazioni cosa fino ad oggi hanno fatto e cosa potranno fare nell’immediato futuro?
Gli effetti della crisi mondiale, sistemica, lunga e prolungata, sulla disponibilità di risorse finanziarie da parte del MAE e delle Regioni ha messo in crisi soprattutto le associazioni che dai sostegni modesti ma certi traevano, in tutto o in parte, gli strumenti per svolgere le proprie attività.
Le associazioni, da tempo, hanno, tuttavia capito che devono contare, in primo luogo sulle proprie forze. Le associazioni non si isolano, non discriminano, sono aperte al confronto con tutti i protagonisti della realtà degli italiani nel mondo. Intendono farlo dalla loro unitarietà nell’azione, sapendo che “l’unione fa la forza”, che le scelte autonome condivise non mettono l’associazionismo al servizio di obiettivi politici personali di qualcuno e che se, come associazioni, verso le istituzioni si vuole rappresentare interessi ed aspirazioni dei connazionali, lo si deve fare rimarcando in modo esplicito, senza titubanze, l’ autonomia dai partiti e dai movimenti politici. Autonomia non vuol dire indifferenza o ostilità ma solo distinzione di ruoli e di organizzazione.
Il processo di autonomia delle associazioni nazionali è cresciuto ed è stato garantito negli ultimi dieci anni dalla CNE paradossalmente ma non troppo, con il crescere del protagonismo escludente dei partiti politici interessati ad una semplificazione della rappresentanza ed al proprio radicamento nei paesi della Circoscrizione Estero con una impostazione, consapevole o inconsapevole, totalizzante della quale è anche testimonianza la via via crescente partitizzazione della vita del CGIE ch è stata favorita da una composizione dell’organismo che schiaccia il ruolo della componente associativa. Il parlamento, a sua volta, in tre legislature non è stato in grado di far approvare una legge a costo zero che avrebbe dato legittimo riconoscimento alle associazioni. Ci abbiamo provato anche con l’ultima legge di stabilità.
Come associazioni non abbiamo mai rinunziato ad esercitare la nostra capacità di analisi e la nostra possibilità di intervenire e determinare il corso delle decisioni che riguardavano, in specie, la vita delle associazioni.
Abbiamo combattuto in difesa e bloccato la riforma di Comites e Cgie che faceva scomparire le associazioni ed abbiamo combattuto all’attacco, in un ruolo centrale, nelle decisioni prese dalla Conferenza mondiale dei giovani . In ambedue i casi è stato un buon risultato , il nostro comune buon risultato.

Oggi è esteso fra le forze politiche, in modo esplicito o dissimulato il desiderio di far girare indietro le lancette dell’orologio, di disinteressarsi degli italiani all’estero, di eliminare la Circoscrizione estero. La rappresentanza parlamentare sarà certamente dimidiata. L’intero assetto costituzionale verosimilmente verrà profondamente cambiato. Ma davvero pensate che l’Italia che per anni dovrà stare nelle retrovie dello sviluppo economico mondiale avrà voglia e tempo da impegnare per gli italiani nel mondo e per i milioni di italodiscendenti?
Il governo italiano non può che trarre vantaggi da un rapporto sinergico con le nostre comunità all’estero purchè rivisto e messo sui giusti binari. Per uscire bene dalla crisi e per il recupero di un protagonismo da tempo rimpicciolito. Le associazioni colgono dalla crisi e dal permanere di un prolungato periodo di “vacche magre” un’opportunità in più per suscitare energie e per fare meglio le cose che le associazioni devono fare, per cambiare quello che c’è da cambiare e per innovare.
Un mondo esteso ed in crescita di italiani , spesso giovani, incessantemente in tutti questi anni è andato all’estero per restarci a tempo o per sempre. Molti sono i giovani che hanno in mente modi nuovi per associare persone e per aggregare partecipazione. Il mondo è cambiato e sta facendo cambiare il volto delle vecchie associazioni italiane.
Come associazioni che sono all’origine della decisione di costituire il Comitato organizzatore degli stati generali degli italiani nel mondo abbiamo percorso tutti questi anni operando in modo continuativo, in modo attivo per lasciare aperti gli spazi per l’agibilità delle associazioni, di tutte le associazioni, regionali, nazionali e locali. Seguiteremo a farlo con la volontà di farlo unitariamente e con strumenti comuni condivisi.
La stella del mattino che ci indica la strada è quella che indica il futuro.
E’ da oggi che dobbiamo ripartire, dal nostro specifico, dalla nostra autonoma capacità di rinnovamento , prendendo l’impegno di promuovere la partecipazione e il contributo di idee il più ampio possibile che saremo in grado di mettere insieme. E’ insieme che tireremo le somme nell’assise che abbiamo deciso di svolgere all’inizio del 2015.
Abbiamo deciso di fare una discussione che sarà aperta decidendo di farla con chi ci sta.
Gli obiettivi che ci poniamo non necessitano di vecchie sommatorie indistinte ma di condivisioni in grado di rafforzare il percorso e di consentire il giusto approdo. E’ nota la realtà nella quale oggi l’associazionismo vive ed interagisce con ognuno dei soggetti che, a diverso titolo, sono attivi realtà degli gli italiani nel mondo. Si avvicina il momento delle scelte.
Le dovremo fare insieme perché nei prossimi anni ancora di più ci sarà bisogno di un associazionismo vero , attivo che muova dalla partecipazione e dal radicamento nelle nostre comunità, che riempia, con i suoi valori, a partire dalla promozione sociale delle persone, e con la sua organizzazione, il vuoto conseguente al ritirarsi della rappresentanza dell’Italia (diplomatica e politica), al declino del protagonismo del nostro sistema produttivo all’estero, all’abbandono della attenzione alta e costante verso gli oltre 4 milioni di italiani lasciati al loro “fai da te” nella relazione con la madrepatria Vogliamo contribuire a trasformare in una vera , ragionata politica italiana verso l’Italia fuori dai confini l’attuale disinteresse dei decisori politici italiani per quanti italo discendenti o semplicemente i.talofili vedono sempre più distante l’Italia. E’ un ruolo nazionale responsabile quello cui tutti noi, associazioni locali, regionali e nazionali, siamo chiamati a svolgere, Insieme possiamo farcela.

Fonte: santi news (18.6.2014)

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