Introduzione seminario FAIM Giugno 2019, di Pietro Lunetto

Apriamo i lavori di questo nuovo appuntamento del FAIM, dal titolo evocativo: Europa: tutelare le nuove migrazioni, quali responsabilità .

Arriviamo all’appuntamento di oggi, dopo quello realizzato sempre a Roma, a Palazzo giustiniani nel Novembre 2017, che ne vuole essere il proseguo ideale; nello sforzo di consolidare un’analisi condivisa della situazione della nostra emigrazione, allínterno del FAIM.

Svolgiamo questo seminario, in un momento dove la questione “migrazione” continua ad essere sulle pagine della cronaca italiana. Da certe parti politiche si continua a parlare di “invasione” , quando leggendo i dati disponibili, si dovrebbe parlare di “evasione”, di migliaia di italiani che fuggono all’estero.

 Nonostante questo, dobbiamo registrare che la consapevolezza che il flusso di emigrati italiani all’estero non è congiunturale, sia arrivata anche a vari livelli istituzionali italiani. e questo è un bel progresso, rispetto a qualche anno fa. 

Ma la nuova emigrazione si inserisce in un quadro europeo e mondiale che va deteriorandosi: l’avanzata di forze politiche nazionaliste e l’acuirsi di squilibri economiche in molte aree producono un mix che mette in discussione financo tutele e diritti dei lavoratori migranti che davano, ormai, per consolidati. Almeno nel contesto dell’ Unione Europea.

I nostri emigrati non provengono più solo dalle regioni del sud, ma anche dalle regioni del nord che continuano a perdere capacità produttiva, senza che si creino , con politiche economiche adeguate, altre occasioni di sviluppo. E all’esodo giovanile, si sono aggiunte di recente le migrazioni degli over 50 con intere famiglie al seguito.

Si scappa da una situazione dove  o non si trova lavoro o lo si trova precario e sottopagato (circa il 60% dei contratti di lavoro attivati nel 2018 hanno durata di meno di 3 mesi e il 30 % inferiore al mese). Ed emigrano non solo cittadini con elevate competenze, quelli che fanno notizia con l’orribile fraseologia dei cervelli in fuga, ma anche che ha minori competenze e che finisce per fare il pizzaiolo, il barista, il meccanico. Di loro, l’anello più debole che avrebbe bisogno di un supporto durante il percorso migratorio, di loro non si parla sui giornali e non si elaborano proposte di legge con incentivi per farli rientrare nel paese. Anche nell’emigrazione esistono i cittadini di serie A e di serie B.

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