Intervento Quarta conferenza permanente Stato-Regioni-Provincie Autonome-Cgie Dicembre 2021

L’insieme del mondo della emigrazione italiana , ormai vicina ai 7 milioni di presenze ufficiali. viene ormai considerata la seconda regione italiana per abitanti. 

A ragione è stato ricordato in diversi interventi, che i movimenti migratori si inseriscono nel contesto di squilibri tra aree territoriali e tra sistemi economico-sociali, perciò procedono dal paese con minor capacità di valorizzazione individuale, verso quello a maggiore capacità di valorizzazione delle potenzialità individuali. E’ bene ricordare che gli italiani all’estero sono e debbono continuare ad avere gli stessi diritti di cittadinanza di chi vive in italia e che le articolazioni istituzionali italiane devono esercitare un costante monitoraggio delle condizioni di insediamento e integrazione, per contrastare eventuali discriminazioni.  

A fronte della ripartenza degli ultimi 15 anni vanno aggiornate le norme regionali, nazionali e comunitarie per far si che siano adeguate a questo nuovo flusso, composto anche ma non solo di giovani, da famiglie da popolazione pensionata.

Bisogna adeguare il quadro legislativo a tutti i livelli per consentire non solo una piena fruizione dei diritti di cittadinanza e di rappresentanza  ma per consentire la valorizzazione dei nuovi migranti nella programmazione per lo sviluppo delle aree di esodo. 

A livello comunitario e nazionale bisogna adeguare il quadro normativo per contrastare  le restrizioni dei diritti di libera circolazione e integrazione e per rafforzare le politiche di coesione territoriale e sociale tendenti ad un riequilibrio tra territori erogatori e territori fruitori dei flussi di emigrazione interna. Emigrazione interna intesa sia come migrazione italiana (prevalentemente nord sud che conta 1 milione di spostamenti in 10 anni) che intra UE.

Nel percorso migratorio e di mobilitá sono moltissimi i punti di criticità, e quindi di opportunitá, dove l’insieme delle istituzioni e di corpi intermedi puó  e  deve svolgere un ruolo fondamentale: 

Con il diritto al riconoscimento dei titoli di studio e degli anni di scolarizzazione precedenti, insieme al sostegno all’integrazione nei sistemi scolastici dei paesi di arrivo  e al mantenimento della lingua italiana come condizione basilare di integrazione dei figli, fondamentale in caso di rientro in Italia. 

Nelle questioni fiscali, revisionando le convenzioni contro le doppie imposizioni esistenti e negoziandone di  nuove per i paesi dove la comunitá italiana è di recente insediamento.

Nelle questioni previdenziali vanno aggiornati i patti bilaterali per garantire che siano ancora efficaci alla luce dei nuovi flussi migratori e delle nuove forme di lavoro.

Le questioni della tutela sanitaria legate alla iscrizione aire etc.

Per tutto questo serve fare “squadra” fra tutti i soggetti necessari, con una presenza  articolata territorialmente che sia efficacemente organizzata in Italia e all’estero, e che si avvalga della convenzione tra MAECI e Istituti di Patronato.

Ci sono delle opportunità da cogliere: la quantità e la qualità dei saperi dentro le reti degli italiani all’estero sono una risorsa enorme, che potrebbe contribuire molto alla crescita e lo sviluppo del paese. Bisogna instaurare relazioni stabili e organiche con la nuova emigrazione, creando le condizioni per un eventuale rientro, andando verso una circolaritá dell’emigrazione, fatta da cittadini e cittadine su cui Stato e famiglie hanno investito molto. 

A tal fine vi é necessitá di e della instaurazione di condizioni che consentano all’associazionismo di svolgere in modo più adeguato la finalità di ri- intermediazione.

Un associazionismo storico, che ha trovato la forza di rinnovarsi, del nuovo associazionismo creato dalla nuova emigrazione, che spesso ha forme di aggregazione e diverse da quelle dei precedenti cicli migratori, e dall’insieme dell’associazionismo regionale che intreccia le categorie precedenti.

Allo stesso tempo, l’insieme del mondo dell’associazionismo per espletare al meglio questo ruolo, ha bisogno anche di risorse e di essere valorizzato nella rete di contatti e relazioni. Oggi ancora piú di ieri, visto che la pandemia ha colpito duramente anche la rete degli italiani all’estero.

Mettere a punto le giuste condizioni per cogliere queste opportunitá,  ci consentirebbe di avviare e governare un flusso di rientri dall’estero di cui beneficerebbero, solo per citare alcuni esempi, lo sviluppo delle aree interne, i processi di internazionalizzazione delle PMI,  le filiere del turismo delle radici, i meccanismi di cooperazione internazionale. In breve molte parti del “sistema paese”.

Uno degli strumenti che puo’ essere decisivo per realizzare queste condizioni é il PNRR. Come FAIM abbiamo trasmesso al governo un documento con quelle che abbiamo considerato delle prioritá. Per citarne alcune: 

Missione 1: l’inserimento a pieno titolo dei servizi della Rete Consolare all’interno delle misure di ammodernamento e digitalizzazione della Pubblica Amministrazione.

Missione 4: l’inclusione dei giovani delle ultime generazioni e della nuova emigrazione nei programmi di potenziamento delle competenze e del diritto allo studio (educazione, lingua e cultura e in quelli volti al rafforzamento della Ricerca e Sviluppo.

Missione 5:  il coinvolgimento degli italiani all’estero nelle politiche di coesione sociale e territoriale, sia come fruitori di misure di accompagnamento e assistenza nei progetti emigratori alla partenza e all’arrivo, sia come attori di sviluppo locale in caso di rientro nelle regioni di esodo o nella costruzione di partenariati internazionali.

Inoltre, rispetto agli obiettivi di questa sopracitata Missione, il FAIM sollecita  da parte delle istituzioni l’attenzione al mondo associativo all’estero, come parte integrante del Terzo Settore, da riconoscere e sostenere per il suo importante e permanente contributo alla coesione sociale delle collettività all’estero e al legame che lo stesso  garantisce con l’Italia.

Missione 6: il FAIM sollecita l’attenzione istituzionale alle fasce di popolazione più fragile in alcuni paesi svantaggiati dell’America Latina e dell’Africa, quali soggetti “da prendere in carico” dal punto di vista dei servizi sanitari, con misure ed azioni ad hoc, analogamente a quanto sta avvenendo in Italia. Ciò vale anche per i nuovi migranti che hanno difficoltà ad ottenere una copertura assicurativa sanitaria stabile sia per le norme in vigore in alcuni paesi, sia per la frequente precarietà di condizioni lavorative che sono costretti a subire anche in Europa.

Il contributo che gli italiani all’estero possono dare al sistema paese va anche giustamente riconosciuto e rappresentato garantendo parità costituzionale di trattamento tra italiani residenti in italia e all’estero.

Valutiamo vada riaffermato che qualsiasi provvedimento legislativo o amministrativo applicabile ponga su un piano di eguaglianza i cittadini residenti in Italia o all’Estero, garantendo il medesimo livello di informazione, le medesime condizioni per poter agire di conseguenza e subirne gli effetti in maniera uguale.

Vanno quindi rimosse incongruenze e distorsioni introdotte con il “rosatellum” dove, per esempio, è possibile per i residenti in Italia candidarsi nella circoscrizione estera ma non viceversa. Vanno riformate le modalità di voto, va dato nuovo impulso e risorse alle consulte regionali dell’emigrazione, coinvolgendo ed integrando anche l’associazionismo di immigrazione. 

I saperi diffusi presenti nella rete associativa sono alla base di molte delle proposte che sono state presentate durante questa importante iniziativa. Bisogna rimettere l’associazionismo  al centro dell’attenzione istituzionale sia con funzioni di attuazione di progettualità, sia per la fondamentale funzione di rappresentanza che consegue al suo ruolo attivo nelle società di accoglienza.

Per concludere vorrei sottolineare come l’opera di rinnovamento attuata dalle diverse associazioni e dal Faim, Il Forum delle associazioni italiane nel mondo  conferma e evidenzia la capacità dell’articolato mondo dell’associazionismo di stare al passo con le modificazioni avvenute e che stanno avvenendo nel contesto largo della emigrazione .

Se il sistema paese, istituzionale e sociale sará capace di  produrre una effettiva sinergia e favorire il perseguimento  condiviso di obiettivi fra reti istituzionale e reti sociali cogliendo l’occasione  di re-investire nella risorsa emigrazione, molti potrebbero essere i benefici per l’intera collettivitá .

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